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Tassazione del trading: gli esperti ci dicono quanto si paga

La tassazione del trading online è uno degli argomenti sicuramente caldi che riguardano appunto le attività di investimento che possiamo condurre per i fatti nostri tramite un buon broker online.

Magari potremmo anche portare a casa dei guadagni interessanti, ma se una buona parte dei nostri guadagni dovesse finire poi nelle tasche del fisco, che senso avrebbe farlo? Bisognerebbe rivolgersi ad altri strumenti, tra i tanti per i quali il governo italiano ha previsto in passato dei regimi agevolati.

Come comportarsi allora per questo specifico aspetto? A quanto ammontano le tasse nel trading online? Lo vedremo nel corso della nostra guida di oggi, secondo le informazioni apprese su Guidatradingonline.net, sito che ad oggi ci offre la migliore delle guide presenti in italiano sull’argomento.

I due diversi regimi fiscali

Vale la pena di partire però dal come pagare le tasse relative al trading online. Esistono infatti due diversi tipi di regimi:

  • Il regime dichiarativo: dove saremo noi appunto a dichiarare in fase di dichiarazione dei redditi quanto siamo riusciti ad incassare con il trading online;
  • Il regime sostitutivo: dove invece le imposte vengono assolte dal nostro trader, che le scalerà poi dal nostro conto;

Nel primo caso, che dovrebbe essere l’unico di nostra fattiva preoccupazione, dato che appunto dovremo andare noi a calcolare l’imponibile e a riportarlo, dovremo riportare i guadagni alla voce altri redditi diversi di natura finanziaria, per il quale fa testo l’articolo 66 del TUIR.

Quanto si paga in Italia?

Il 26% sul netto che si è guadagnato, ovvero sulle plusvalenze, ovvero sulla differenza tra capitale investito all’inizio e capitale di cui siamo in possesso al termine del cosiddetto anno fiscale.

Si tratta di un’aliquota importante, che però è inferiore, tanto per dare un parametro di raffronto, alle tasse che in genere insistono sui redditi personali, quelle che si pagano, per intenderci, tramite IRPEF.

Gli strumenti gestiti a regime speciale non sono mai o quasi una buona idea

Esistono una miriade di strumenti, tra PAC, assicurazioni, pensioni integrative e altri tipi di diavolerie finanziarie che godono in Italia (e questo è stato davvero un enorme favore fatto alle banche e alle assicurazioni) di regime agevolato.

Si può pagare, almeno sulla carta, molto meno di quanto andremmo a pagare con il trading online, che si tratti di Forex, oppure ancora di investimenti azionari o tramite CFD.

Quello che però ci teniamo a ripetere ancora una volta è che in realtà siamo davanti ad una situazione particolarmente curiosa, perché se è vero che l’imposizione a carico di questi strumenti è inferiore, è altrettanto vero che dati alla mano le rendite eventuali sono comunque più basse e si finisce per pagare molto di più anche in termini di commissioni.

A conti fatti e con la calcolatrice in mano, per capirci, siamo davanti a strumenti che seppur sulla carta potrebbero sembrare più convenienti, sono da ritenersi assolutamente da escludere.

Il regime amministrato per il trading online

In chiusura, e dopo aver risposto a quelle che sono le domande che più di frequente i nostri lettori ci pongono a riguardo di tassazione e Forex, non possiamo che sottolineare un altro aspetto fondamentale della tassazione.

Con il regime amministrato potrai infatti smettere di occuparti di qualunque questione che riguardi appunto il pagamento delle tasse, perché è appunto il broker ad occuparsene per conto tuo.

Certo, può essere maggiormente difficile gestire le eventuali minusvalenze, ma nel caso in cui dovessi utilizzare un solo broker (e potrai farlo facilmente scegliendone uno di qualità), la cosa sarà gestita altrettanto automaticamente.

Chi fa trading online ha un’unica risorsa che è più importante del denaro, ed è il tempo. Togliersi le preoccupazioni che riguardano la tassazione, le migliaia di adempimenti italiani e i calcoli da scienziato, non può che essere il piede giusto con il quale partire.

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